Cenni storici

La storia

Durante la prima epoca moderna la gestione dei pascoli montani ed alpini conobbe sviluppi alterni influenzati principalmente dall’organizzazione della proprietà. Laddove dominava la proprietà privata infatti furono possibili dei miglioramenti strutturali e degli investimenti supportati delle famiglie agiate, le proprietà comuni invece restarono piuttosto legate agli antichi usi frenando le innovazioni.

È in tale contesto che a partire dalla metà del XVIII secolo, i Cantoni, originari di Muggio ed attivi da generazioni nell’area ligure in qualità di architetti, decidono di investire parte delle proprie risorse finanziarie nell’acquisto di prati e di pascoli sul promontorio di Pianspessa al fine di garantirsi nuovi proventi dagli affitti ed ampliare il patrimonio famigliare in valle di Muggio. La folta raccolta epistolare della famiglia conservata all’Archivio di Stato di Bellinzona da testimonianza di queste compravendite:« [...] circa a quello che dite riguardo alla compra del ben comune al Pian Spessa vi dico che riguardo a prendere la licenza del Landefoc, di prendere li vostri segreti non approvo questa strada ma bensì di aspettare che si faccia vendita di qualche altro sito et alora di fare istanza anche per questo [...] », scrive Pietro Cantoni al figlio Simone nel 1770.

Nel decennio a cavallo fra il 1768 ed il 1778 il carteggio familiare testimonia con dovizia di particolari l’importanza dei cantieri intrapresi a Pianspessa per la costruzione della masseria. « [...] Bramerei che andaste al Pianspessa e mi daste un poco idea della sua situazione : se sia amena e bella, e se i palazzi siano sontuosi e magnifici [...] » scrive il padre Pietro a Simone in una lettera inviata da Genova nel 1768. Dotata di un impianto a U composto di un corpo centrale e due ali laterali simmetriche, il complesso denota un linguaggio architettonico tipico delle ville di campagna lombarde del Settecento. Un camminamento interno posto lungo la facciata del complesso distribuisce gli ambienti del piano terreno dando forma ad una enfilade di spazi che prosegue nel paesaggio.

La raffinatezza del disegno architettonico composto dal Cantoni – nato a Muggio nel 1739 e formatosi dapprima col padre a Genova ed in seguito a Roma e Parma – denota la sua profonda preparazione architettonica ed il suo acume progettuale. Le scelte da lui operate nel posizionare, orientare e comporre gli edifici, mostrano chiaramente come all’origine di tali decisioni non vi fosse esclusivamente la logica produttiva dell’attività agricola, ma di come, in realtà, l’intero complesso sia invece frutto di un più ampio insieme di modelli culturali dell’epoca e delle aspirazioni familiari.

Queste strutture settecentesche rappresentano rare testimonianze delle circolazioni e dei transferts culturali operatisi grazie ai fenomeni migratori che caratterizzarono per secoli la storia delle nostre valli. Sintesi fra la tradizione edificatoria della valle di Muggio e l’architettura aulica settecentesca di cui Cantoni fu interprete eccelso, il complesso di Pianspessa è il frutto di valori e forze culturali esterne all’area dell’allora baliaggio di Mendrisio. Il programma architettonico e le tecniche costruttive che contraddistinguono gli edifici denotano infatti un chiaro riferimento a modelli culturali quali la villa di delizia e più generalmente l’architettura urbana. La trasposizione in un contesto montano di schemi architettonici e tecniche costruttive provenienti da un diverso contesto socio-economico fanno del complesso di Pianspessa un oggetto di grande interesse che rivela l’intensità degli scambi culturali fra la patria e la terra d’emigrazione.

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