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Cenni storici

« [...] Bramerei che andaste al Pianspessa e mi daste un poco idea della sua situazione : se sia amena e bella, e se i palazzi siano sontuosi e magnifici [...] »

Così si esprime Gaetano Cantoni in una lettera scritta nell’aprile del 1768 al fratello Simone - fra i massimi esponenti dell’architettura neoclassica in Italia.
Il passaggio sopracitato è rappresentativo dell’interesse nutrito dai Cantoni per questo podere e del ruolo capitale da essi giocato nella sua formazione. Infatti, nonostante lo sfruttamento agricolo di Pianspessa sia documentato sin dal XVII secolo, la folta raccolta epistolare della famiglia Cantoni-Fontana - nota stirpe di architetti valmuggesi - attesta fra il 1768 ed il 1780 l’acquisto di nuovi terreni, l’edificazione di edifici ed il compimento di molteplici migliorie. In questi anni di grande fermento edilizio sorgo un nuovo corpo di fabbrica, la nevèra, la graa, la cucina, il pollaio, il forno, gli orti e nuove stalle.
Gli interventi promossi dai Cantoni sono notevoli. La necessità - all’origine delle forme di costruzione popolari - lascia qui spazio a soluzioni funzionali ed estetiche che riflettono le spiccate capacità dei loro ideatori e rendono l’impianto architettonico di Pianspessa degno di nota.
Su questo vasto podere montano i massari erano dediti all’alpicoltura ed alla campicoltura, associando alla più tradizionale pastorizia la coltivazione di orzo e segale, e la raccolta di noci e castagne. I padroni invece vi praticavano la caccia sostando talvolta nelle stanze signorili del complesso di cui resta un ambiente dal gusto raffinato impreziosito da un caminetto in marmo ed un mobilio finemente lavorato.
Durante il XX secolo, l’abbandono progressivo dell’attività agricola tradizionale e l’assenza  prolungata d’interventi sulle strutture hanno condotto ad un'inesorabile degradazione degli edifici e ad una perdita sostanziale delle superfici aperte.